Come si scrive? E quale ragione mi spinge a farlo? Scrivo bene? Di cosa ti parlo?
Spesso durante la giornata, negli anfratti dei miei processi mentali, esplodono dei frammenti di pensiero che al mio orecchio suonano come belle frasi.
Vorrei articolare quei costrutti innestandoli in un discorso, costituendo il corpo di un testo che tu possa seguire. Vorrei porti nella condizione di comunicare con me, di ascoltarmi.
Non so cosa ho da dirti ma parto dall'istinto di farlo, che non posso più ignorare.
Non ti conosco e forse è meglio così. Ormai mi ci sono abituato per strada o al lavoro.
Ci odiamo in maniera asettica, aprioristica. Ma poi torniamo a casa e finiamo per volerci bene davanti allo schermo. Non vedrai immagini, non udirai suoni, ma seguirai unicamente una sottile linea scura che non so dove ci porterà.
Questi brandelli di frasi che sussurro mentre mi metto le scarpe, faccio il caffè o ipotizzo una diagnosi, svaniscono il più delle volte nell'istante in cui diventano parola. Tuttavia non posso negare che tali processi, rechino intrinsecamente nella loro natura una traccia emotiva indelebile che non posso ignorare.